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Resort 2013

Globetrotting in segni: scabro, incisivo. L’astrazione che si fa organica. La tattilità delle superfici, il ritmo ipnotico delle stampe in cortocircuito con linee dalla purezza affermativa e architettonica. Sullo sfondo, sempre, la ricerca della perfetta imperfezione. Manuela Arcari esplora una dimensione naturale con la collezione resort 2013 di Ter et Bantine. Lo fa con quel gusto per una sofisticata crudezza che da sempre caratterizza il suo lavoro. Costruisce un guardaroba modulare e pieno di tensioni. Il dialogo tra linea e superficie è un equilibrio instabile, dunque dinamico: motivi simultanei contraddicono l’aplomb di giacche e gonne; pattern in progressione creano percorsi antitetici dello sguardo; motivi grafici introducono elementi di disturbo controllato.

La silhouette è una somma di parti, ciascuna con una sua energia: oggetti pensati per essere indossati, non contemplati. La collezione è un repertorio eclettico di possibilità, frutto di un editing serrato. I moduli di base, da scomporre e riconfigurare, sono giacche dal disegno esatto, top dal profilo essenziale, pantaloni affusolati, abiti con la vita segnata, blouson, soprabiti.

Vista e tatto si intrecciano. Materiali intensi come lino, canapa, juta, seta sono percorsi da stampe che creano texture immateriali. La palette è organica: sabbia, ruggine, grigio, mattone, con accenti soft di giallo, arancio, acqua.

Gli accessori includono sandali con platform di sughero, sandali flat di pelle intrecciata, scarpe con tacchi di plexi. Cinture di corda cingono la vita.

La ricerca di una astrazione organica si traduce in grafica spontaneità.