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Prefall 2012

Una grazia secca, affermativa, piena di tensioni. Il dialogo tra forma e materia che si traduce in increspatura, in gioco deliberato della perfetta imperfezione. Con la pre-collezione Ter et Bantine a/i 12/13 Manuela Arcari esplora i codici di una femminilità gentile: la vita segnata, un certo interesse per il decoro. Lo fa, peró, con la asciuttezza linguistica che da sempre caratterizza il suo lavoro: gioca con il peso dei materiali, con il loro aspetto, a volte duro, altre fuori contesto; lavora di tagli netti; occulta le frivolezze con scontrosa ritrosia. L’accento è sulla costruzione dell’abito, inteso come oggetto di design, fatto parti che si sommano, pensato per essere indossato e non contemplato. Controllo e abbandono si alternano e intrecciano, creando un senso di realtà fuori registro.

La collezione è un repertorio di possibilità; esprime un sentire modulare. Le scelte sono nette: abiti, top, cappotti dal disegno intonso. Puri come blueprint architettonici, si accendono nella contrapposizione delle materie: lucido e opaco, fluido e fermo, compatto e liquido sono disposti in tessiture tattili e visive dal sapore costruttivista. Il romanticismo di fondo si fa asciutto.

La palette è sobria: nero, blu, verde militare, grigio, marrone.
I materiali sono compatti: alpaca, pelle, vernice, lana secca, raso.

Una visione di femminilità in bilico, con un fondo di poetico pragmatismo.